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VibeDojo Hits

01Guida

Come inviare un demo a un'etichetta discografica

Cosa mandare, come scriverlo, quanto aspettare e cosa succede dopo. Scritto da chi i demo li riceve e li ascolta tutti.

13 agosto 2026 · 11 minuti di lettura

Sezioni
12
Parole
2142
Aggiornata
2026-08-13

///// SCRITTA DA CHI RICEVE I DEMO, NON DA CHI LI MANDA

01Sezione

La risposta breve

Manda un link privato a due o tre tracce, con tre righe di email che dicano chi sei, cosa hai fatto e perché stai scrivendo a quella etichetta in particolare. Niente allegati pesanti, niente biografia in terza persona, niente « fammi sapere cosa ne pensi ». Poi aspetta almeno tre settimane prima di risollecitare.

Il resto di questa guida spiega perché ognuna di queste regole esiste, cosa succede dall'altra parte dopo che hai premuto invia, e cosa fare con la risposta — inclusa quella negativa, che statisticamente è quella che riceverai.

02Sezione

Cosa cerca davvero chi ascolta

Chi apre un demo non sta cercando un disco finito. Sta cercando una direzione riconoscibile: qualcosa che dopo trenta secondi gli permetta di dire « questa cosa qui è di qualcuno ». La qualità tecnica conta molto meno di quanto si creda, perché la si può comprare; l'idea no.

Questo ribalta l'ordine delle priorità che quasi tutti si danno. Passare tre mesi a rifinire il missaggio di un pezzo generico è tempo sprecato: nessuna rifinitura salva un brano che non ha una ragione per esistere. Passare quegli stessi tre mesi a capire cosa vuoi fare e a scartare le prime cinque idee — quelle che verrebbero anche a chiunque altro — è tempo investito.

La seconda cosa che si cerca è la coerenza fra le tracce. Tre pezzi che sembrano di tre artisti diversi dicono che il progetto non c'è ancora: dicono che stai provando delle cose, il che è legittimo, ma non è ancora un catalogo su cui un'etichetta possa lavorare. Meglio due tracce che si somigliano di quattro che si contraddicono.

La terza, e viene detta molto meno spesso: si cerca qualcuno con cui si possa lavorare per due anni. Un demo è anche un modo di presentarsi come persona, ed è la ragione per cui il tono dell'email conta più di quanto sembri.

03Sezione

Prima di mandare: cosa deve essere pronto

Le tracce devono essere ascoltabili dall'inizio alla fine senza spiegazioni. Se per capire un pezzo serve un preambolo, il preambolo non arriverà mai a chi lo ascolta in cuffia sul tram: quel contesto va dentro la musica o non esiste.

Serve un nome d'arte deciso e cercabile. Se il tuo nome è una parola comune, chi ti cerca fra sei mesi non ti troverà — e sei mesi dopo è esattamente quando ti cercherà, perché nel frattempo il tuo messaggio è finito in fondo a una casella. Verifica che la ricerca del tuo nome porti a te.

Serve un posto dove la musica esiste: una pagina, un profilo, qualunque cosa che non sia solo il link privato del demo. Non deve essere bella, deve essere aggiornata e deve contenere i crediti reali di ciò che si sente. Un'etichetta che valuta un artista guarda anche se sa tenere in ordine le proprie cose.

  • Due o tre tracce coerenti fra loro, ascoltabili senza istruzioni
  • Un nome d'arte cercabile, che non collida con un altro artista
  • Un link privato stabile, che resti attivo per mesi
  • I crediti veri di chi ha suonato, missato e masterizzato

04Sezione

A quali etichette scrivere

La scelta dell'etichetta è metà del lavoro e quasi nessuno la fa. Il criterio non è la dimensione né la reputazione: è se in quel catalogo il tuo disco starebbe bene accanto agli altri. Un'etichetta pubblica ciò che sa vendere e sa raccontare, e un pezzo bellissimo fuori linea è un no annunciato — non per snobismo, ma perché non saprebbero cosa farne.

Il modo pratico per capirlo è partire dai dischi che ascolti e guardare chi li ha pubblicati: il nome dell'etichetta è sulla copertina, nei crediti, nelle pagine dei negozi. Da lì si costruisce una lista di cinque o sei nomi plausibili. Cinque email diverse a cinque etichette che hai davvero ascoltato valgono più di quaranta identiche.

Guarda anche il ritmo delle uscite. Un'etichetta che pubblica due dischi all'anno ha il piano pieno con dodici mesi di anticipo, e un no può voler dire soltanto « non adesso ». Un'etichetta che ne pubblica venti ha più spazio ma meno tempo da dedicare a ciascuno: sono due mestieri diversi e conviene sapere a quale stai bussando.

Verifica infine che accettino invii non sollecitati. Molte etichette lo dichiarano apertamente, in una pagina apposta; alcune lavorano solo su segnalazione. Mandare un demo a chi ha scritto « non accettiamo demo » non è tenacia, è non aver letto.

05Sezione

Il formato: link privato, mai allegati

Manda un link a un servizio di streaming privato o di storage. Gli allegati sopra i dieci megabyte intasano la casella, a volte fanno rimbalzare l'email per intero, e nel caso migliore rallentano il lavoro di chi deve leggerti: la tua richiesta finisce in fondo alla coda per una ragione che non ha nulla a che vedere con la musica.

Il link deve funzionare senza registrazione, senza plugin e da telefono. Un link protetto da password lo si apre solo se la password sta nella stessa email, e un servizio che chiede di creare un account per ascoltare tre pezzi è un ostacolo che nessuno supera. Controlla anche che non scada dopo sette giorni: i tempi di risposta di un'etichetta sono più lunghi.

Sul formato del file: alta qualità è meglio, ma un MP3 a 320 kbps non ha mai fatto perdere un contratto a nessuno. Quello che conta è che il livello di ascolto sia ragionevole e che non ci siano watermark vocali sopra la musica — sono la ragione più assurda per cui un pezzo viene chiuso dopo dieci secondi.

06Sezione

Quante tracce mandare

Due, al massimo tre. Non è pigrizia di chi ascolta: è che la decisione si forma nei primi due pezzi, e il terzo serve solo a confermarla o a smentirla. Se un progetto non si capisce in tre tracce non si capisce nemmeno in dodici, e un invio da dodici tracce comunica che non sai scegliere — che è esattamente il lavoro che un'etichetta si aspetta tu sappia fare.

Mettile in ordine di forza, non in ordine cronologico e non in ordine narrativo. La prima traccia è quella che decide se ci sarà una seconda. Se hai un pezzo che parte lentissimo e diventa straordinario al minuto tre, non metterlo per primo: mettilo per secondo, quando chi ascolta ha già deciso di darti attenzione.

Indica per ogni traccia il minimo indispensabile: titolo, durata, e se c'è qualcosa di tecnico che vale la pena sapere — registrato dal vivo, una take sola, strumenti particolari. Non allegare la storia di ogni pezzo: se il brano ha bisogno della storia per funzionare, il problema è il brano.

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L'email: cosa scrivere

Tre righe, in prima persona, con dentro tre informazioni: chi sei e da dove scrivi, cosa hai fatto (il progetto, non la biografia), e perché scrivi proprio a quell'etichetta. Il terzo punto è quello che quasi nessuno scrive ed è quello che fa aprire il link: dimostra che hai ascoltato qualcosa del catalogo e che non stai facendo un invio di massa.

Evita la biografia in terza persona. « X è un producer emergente della scena elettronica milanese che fonde influenze… » è un genere letterario che non convince nessuno e che occupa lo spazio della sola cosa utile: cosa hai fatto e perché.

Metti il link in alto, non in fondo. Chi legge decide in pochi secondi se ascoltare, e se il link è sotto quattro paragrafi lo trova solo se ha già deciso di cercarlo. Scrivi anche il nome del progetto nell'oggetto dell'email: quando fra due mesi qualcuno cercherà « quel pezzo con il basso storto », deve poterlo ritrovare.

Un modello che funziona, da riscrivere con parole tue:

  • Oggetto: Demo — [nome progetto] — [città]
  • Ciao, sono [nome], da [città]. Vi mando tre tracce di [progetto], registrate [come/dove], link qui: [link]
  • Vi scrivo perché [una frase concreta su un disco del catalogo che avete ascoltato davvero]
  • Se serve altro materiale ve lo mando volentieri. Grazie del tempo.

08Sezione

Cosa non fare

Non mandare lo stesso messaggio in copia a quaranta etichette. Si vede sempre — dal tono, dal fatto che non c'è una sola frase riferita a chi lo riceve — e trasforma una candidatura in un volantino. Meglio cinque email diverse a cinque etichette che hai davvero ascoltato.

Non chiedere « fammi sapere cosa ne pensi ». Un parere sulla musica è un lavoro, e chiederlo a chi non te l'ha offerto sposta il peso della conversazione dalla tua parte a quella di chi legge. Se vuoi un parere, chiedilo esplicitamente e accetta che spesso non arrivi.

Non risollecitare dopo tre giorni. Il tempo di risposta ragionevole di un'etichetta piccola è di due o tre settimane, perché chi ascolta i demo fa anche altre sei cose. Un sollecito dopo tre settimane è legittimo e a volte utile; tre solleciti in dieci giorni chiudono la porta più efficacemente di un brutto pezzo.

Non mandare musica non finita dicendo che la finirai. O il pezzo regge così com'è, o si aspetta. « Questa è una bozza, il mix finale sarà molto meglio » è una richiesta di fiducia su qualcosa che non esiste ancora.

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Quanto si aspetta, e cosa succede nel frattempo

In un'etichetta indipendente i demo si ascoltano a blocchi, non man mano che arrivano: si accumulano per due o tre settimane e poi si dedica una sessione all'ascolto. È il motivo per cui il tempo di risposta non dipende quasi mai dalla qualità di ciò che hai mandato, e per cui una risposta lenta non è un segnale negativo.

Il primo passaggio è breve e brutale: i primi trenta secondi di ciascuna traccia, tutti di fila. Serve a separare ciò che merita un ascolto intero da ciò che non lo merita, e in questa fase si scarta la maggior parte del materiale. Il secondo passaggio è un ascolto vero, di solito in un contesto diverso — in macchina, in cuffia, la mattina dopo.

Da noi il tempo dichiarato è di cinque giorni lavorativi e ci teniamo perché è una promessa scritta sul sito, ma è un tempo insolitamente corto: consideralo l'eccezione, non la norma. Chi ti risponde è una persona sola, che risponde anche quando la risposta è no.

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Cosa succede se dicono di sì

Quasi mai « sì » significa « pubblichiamo il disco ». Nella maggior parte dei casi significa « parliamone »: una chiamata per capire a che punto è il materiale, quanto ne esiste, in che tempi e con quali costi. È una conversazione che serve a entrambi per capire se si può lavorare insieme, e in cui puoi fare domande.

Le domande che conviene fare sono tre: quante uscite copre l'accordo, per quanti anni l'etichetta tiene i diritti di sfruttamento, e a chi restano i master alla scadenza. Poi, sui soldi, la domanda giusta non è « quanto mi date » ma « su quale base calcolate le royalty e cosa deducete prima ». Il resto è dettaglio in confronto.

Fai leggere il contratto a qualcuno che ne abbia visti altri. Non serve un avvocato costoso: serve qualcuno che sappia dove si guarda. Un'etichetta seria si aspetta che tu lo faccia e non se ne offende — se se ne offende, hai appena ricevuto l'informazione più utile della trattativa.

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Cosa fare se dicono di no

Un no da un'etichetta significa una cosa sola: quel materiale, in quel momento, non rientrava in quello che quell'etichetta può pubblicare. Le ragioni sono spesso pratiche e non hanno nulla a che vedere con il valore del disco — il piano di uscite è pieno per un anno, il genere non è distribuibile con i canali che hanno, i costi di quella lavorazione non stanno in piedi.

Se il no arriva con due righe di motivazione, quelle due righe valgono più di dieci risposte cortesi: sono un'informazione gratuita da qualcuno che ha ascoltato. Rispondere « grazie » e nient'altro è la mossa giusta; discutere il giudizio è quella sbagliata, e viene ricordata.

Si può riscrivere alla stessa etichetta con materiale nuovo, e non è affatto malvisto: significa che hai continuato a lavorare. La regola pratica è aspettare che ci sia davvero qualcosa di diverso da far sentire, e ricordare nella prima riga che avevi già scritto — chi legge riceve molte email e non ricorda, ma apprezza chi non finge che sia la prima volta.

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Come funziona da noi, in concreto

Le richieste arrivano a una casella sola e le legge una persona sola. Non c'è un modulo con venti campi obbligatori perché un modulo lungo seleziona chi ha pazienza, non chi fa buona musica: c'è un modulo di quattro campi e un indirizzo email, e vanno bene entrambi.

Ascoltiamo tutto quello che arriva e rispondiamo entro cinque giorni lavorativi, anche quando la risposta è no. L'unico vincolo che abbiamo è dichiarato: il disco dev'essere registrato in una stanza fisica, non assemblato dentro un browser. Non è una posizione ideologica sul software — è che i dischi che pubblichiamo hanno tutti un ambiente dentro, e quello si registra.

Le linee guida complete stanno su una pagina apposta, insieme alle domande che ci arrivano più spesso. Se dopo averle lette hai ancora un dubbio, la risposta è scrivere: preferiamo una domanda in più a un invio sbagliato.

Da qui